Bettencourt senza pace: Nestlè ora vuole prendersi L’Oreal

•marzo 12, 2010 • Lascia un commento

Saga francese, parte seconda. Perchè la nuova vita di Liliane Bettencourt (a sinistra) sta esondando dalle cronache mondane per diventare un caso finanziario. Ricordate? Ce ne siamo occupati tempo fa, qui. La donna più ricca di Francia, 86 anni, vedova del patron  de L’Oreal, negli ultimi anni ha regalato un miliarduccio di euro al suo accompagnatore gay Francois Marie Banier, scatenando la rabbia dalla figlia  Francoise, che si è rivolta al Tribunale di Nanterre per dichiarala “vulnerabile”.

Per estromettere cioè l’anziana dama dal consiglio di amministrazione del colosso francese. Ma da bega privata, il caso Bettencourt rischia ora di trasformarsi in un ghiotto affaire finanziario. Il colosso svizzero Nestlè, che già controlla il 29,6 per cento dell’azienda cosmetica francese che non conosce crisi, è stato “allertato”da Francoise Bettencourt, per accaparrarsi il pacchetto di azioni,  30,8 per cento,  nella mani della famiglia francese. Se la signora, insomma, verrà dichiarata incapace di intendere e di volere, non potrà più esercitare il voto in consiglio, controvertendo al patto famigliare: il 31 per cento delle azioni del casato sarà negoziabile solo dopo la morta di Liliane. Ma se la interdicono, non ci sarà bisogno di aspettare il funerale e la figlia potrà disfarsi della partecipazione in azienda.

La saga continua. Suona male:  Liliane, la donna che non può rifarsi una vita. Nemmeno con un omosessuale. Anche i ricchi piangono.

Isola, arrivano i figli di papà

•marzo 10, 2010 • Lascia un commento

Guenda Goria e la mamma Maria Teresa Ruta

Daniele Battaglia (figlio di Dodi dei Pooh) Manuela Boldi (di Massimo, che non compare in video a presentare la figlia, perchè legato “ad altra rete Tv”, dice), Guendalina Goria (Amedeo Goria e Maria Teresa Ruta, ex naufraga), Roberto Fiacchini (adottato da Renato Zero).

Sull’ Isola venturina arrivano i figli dei famosi. Naufraghi con cognomi importanti.Alla prova più dura: si taglia il cordone ombelicale. Nettamente. L’ isolotto  dove sono sbarcati alle 22.07 non è quello di Busi e compagni. Si tratta di un altro finto paradiso  infestato da scorpioni, ragni e bestie varie. Dall’arrivo sono tutti in nomination: il televoto ha traghettato Battaglia direttamente direttamente nella spiaggia dei famosi e non, e ha già fatto litigare (di nuovo) Aldo Busi e il tronista Mastrostefano. Gli altri rimarranno sullo scoglio separato, ospiti di una tribù indigena che in lingua autoctona,

Renato Zero e il figlio adottivo Roberto Fiacchini

in apertura del programma, ha annunciato: “cari figli di papà se nun se lavora nun se magna”. L’ultima volta che i “figli di” si sono cimentati in Tv fu la conduzione di  Sanremo ’89. A salvarli, la qualità delle canzoni, come la vincitrice Ti Lascerò, del duo Oxa e Leali. Ma loro, Gianmarco TognazziDanny QuinnRosita Celentano ePaola Dominguin, combinarono un gran pasticcio tra pause imbarazzanti in diretta e lapsus da principianti.

Speriamo che la seconda generazione, con velleità da survivor, non muoia di fame.

Fiocco rosa per Sandy Meyer Wölden

•marzo 9, 2010 • Lascia un commento

Sandy Meyer Wölden e Oliver Pocher (da www.ovb-online.de)

Zitta zitta, Sandy Meyer Wölden ha partorito. Anche se in Italia, della sua pancia pregnant nessuno si era accorto.

Nayla, questo il nome della piccola nata il 2 febbraio, è il frutto dell’amore che da qualche tempo lega la modella e conduttrice Tv italo tedesca a Oliver Pocher, 32 anni, comico Tv, tedesco pure lui. Sandy, 27 anni, già star del jet set internazionale, è finita sui tabloid di mezzo mondo  per la relazione che l’ha legata con il divo del tennis Boris Becker. Lui le aveva anche dato l’anello, salvo poi rimangiarsi la promessa (mentre il brillocco è rimasto sul dito della biondissima), per tornare con la ex  Lilly Kerssenberg, olandese di 32 anni.

Per consolarsi, Sandy pare abbia avuto una breve liaison con il bomber emiliano Luca Toni, smentita dallo stesso calciatore. Toni è poi tornato dalla storica fidanzata Marta Cecchetto, che ha stretto le redini e se l’è ripreso. Che dire, viva la (ri)trovata stabilità amorosa e familiare di Sandy. Mentre i più maligni già si chiedono: quanto durerà?

Tutto quello che non ho pubblicato/1 Remo santo subito (che da sessant’anni sopporta, silente)

•marzo 8, 2010 • Lascia un commento

L’avevo scritto, ma mai messo on line. Forse fa più effetto a mente fredda.

Dior salvi il festival. Perchè Antonella in Gai Mattiolo, per ora, non convince. Ma procediamo con ordine. Dopo l’ennesima puntatona di “Affari Tuoi”, ieri sera è partita la sessantesima edizione del galà rivierasco. Aperta da Antonellina? Macchè. Ci ha pensato il duo Bonolis- Laurenti. Dopo venti minuti arriva la protagonista: calata sul palco a bordo di un ascensorone paillettoso, come il vestitone rosso fuco tutto balconcino. Pochi convenevoli, un saluto alla giuria demoscopica (un groupage di signorotte e signorotti arrivati con i pullman) e via con le note. Questo l’incipit.

Passiamo alle pagelle. Eco chi mi ha ispirato un voto

Irene Grandi: 7

“Bruci la città” era stata censurata da Baudo. Ma testo e ritmo valevano. La nuova “La cometa di Hallen” è data per favorita. Ma Irene l’ha voce dove l’ha lasciata? Volevamo un brano all’altezza del suo potente strumento.

Valerio Scanu :6

Amici mai. Ma dopo Alessandra Amoroso, la fucina di Canale 5 sembra essersi trasferirita al Festival. E che volete farci, si chiama Raiset, no? Lui l’avevamo lasciato al serale defilippico della scorsa stagione tv, spocchioso ma vocalmente invitante.  “Tutte le volte che” è un bel pezzo. Ma non si capisce il ritornello. E noi vogliamo cantare. Per gli esercizi di dizione meglio i trentatrè trentini.

Toto Cutugno: 5. Amori, sentimenti, tutto bene. Ma le stecche no, Toto. Altrimenti i demoscopi si irritano. E ti escludono.

Arisa: 8. “Malamoreno” la canteremo tutti. Poi, le sorelle Turbina, Mercuria e Scintilla Marinetti (en travesti) calzano perfettamente l’Italia degli anni ’10. Altro che ritmi antichi. Qui siamo all’avanguardia pura.

Nino D’angelo e Maria Nazionale: 6. Lui ha passato l’esibizione leggendo il gobbo ( o forse guardando la galleria). Comunque non ha guardato in camera manco una volta. Bello il napoletano, simpatica la ballata. Ma il testo m’è rimasto oscuro. Va bene per gli americani in vacanza. Che però non televotano.

Emanuele Filiberto- Pupo- Luca Canonici: 9 Odio omologarmi. Quindi il votone lo do a loro. Perché sono caciottari quanto basta per rappresentare l’antopolitica del Festiva. Lui non poteva ritornare, ma non aveva fatto niente. Ora che è tornato Dio ci salvi dal re. Anche noi non abbiamo fatto niente.

Marco Mengoni: 6.Prodezze vocali che fanno venire il mal di testa.

Quando S.A.R. fa rima con discrezione

•marzo 8, 2010 • Lascia un commento

Maria Pia di Savoia, in uno scatto degli anni '60 (da Vogue.it)

Toh. Rispunta un Savoia. Che però con festival caciottari e Raccomandati non c’entra nulla. Stavolta è  il turno di Maria Pia, primogenita dell’ultimo re d’Italia Umberto secondo, cui è dedicato un bel ritratto su Vogue.it. Una vita discreta, trascorsa in Italia, fino al ’46, poi in esilio a Cascais e infine in giro per il mondo. Sposa in prime nozze Alessandro Karađorđević , principe di Jugoslavia da cui ha avuto 4 figli: i gemelli Demetrio e Michele, Sergio ed Elena. Negli anni ’60 posa per Vogue e diventa giornalista occupandosi di cronache mondane per Novella 2000. Nel ’67 si separa dal primo marito, per risposarsi, nel 2003 con il principe  Michele di Borbone-Parma. Tra poco uscirà la sua biografia, La mia vita, i miei ricordi. Ama i viaggi, vive tra Neuilly e Palm Beach. Per ora, nessun commento sul nipote Emanuele Filiberto.  Meglio il silenzio.

Se il tassametro gira (un po’ a vuoto)

•febbraio 11, 2010 • Lascia un commento

Ecco la risposta a chi ritiene che Sviperate sia off limits per giovani volti sconosciuti. Oggi puntiamo i riflettori su iltassinaro blog di Maghdi Abo Abia. «Mi sono immaginato tassista web, uno che parla un po’di tutto, dal cinema all’attualità passando per la politica. Ma che cerca di andare più a fondo di quanto duri una corsa». Parola dell’autore.

Cominciamo ad appuntare.

1)      TITOLI dei POST. Capisco che il mito del tassinaro chic, colto e bravo comunicatore sia un obiettivo succulento. Però il tassinaro è l’ultimo cantastorie della cultura popolare, mica un fine intellettuale da salotto pariolino. Esempio: “oddville”. “Che vor dì?”, esclamerebbe la sora Lella. D’accordo, l’interessato risponderà, il titolo lo capisci se cominci a leggere. E qui passiamo al punto successivo.

2)      POST. Lunghetti. Interessante l’associazione musicale («tutti gli interventi hanno il titolo di un brano brano in coda al pezzo, “autoradio”») per la qualità delle scelte. Ma se passi per un buon suggeritore, va a finire che i lettori si zompano l’esercizio di scrittura e vanno dritti dritti alla fine.

3)      CONTENUTI DEL POST. Io farei una scelta, associata a una sforbiciata delle battute. Se proprio proprio devi occuparti di tutto, almeno scegli un tema monografico che cambia ogni tot (settimana, mese, anno), annunciando il cambio di marcia qualche giorno prima. Così fidelizzi il lettore.

Comunque non fa così schifo. Andatevelo a leggere.

Floride curriculate e smandrappate strapagate. Ipse dixit

•gennaio 27, 2010 • 1 commento

Pubblico volentieri (un po’ fuori tempo massimo) le considerazioni di Francesco Specchia, punta di Libero. Il contenuto è di stretta attualità. Può Belen rappresentare degnamente il 2010? Ma soprattutto, Gente ha fatto una scelta azzeccata a piazzarla in copertina? E poi, lo stipendio delle giornaliste dovrebbe essere direttamente proporzionale alla taglia di reggiseno?

Sì, lo so. Sono frasi sconnesse. Mica sono Specchia, io.

Seguirà sondaggione. Appena LUI mi insegnerà a crearli.

E’ difficilissimo discettare del nulla, anche se è un nulla simpaticissimo, con le tette rifatte e un sex appeal indiscusso. Già affermare –come si dice in giro- che Belen Rodriguez è la “donna dell’anno” per solo fatto di aver girato gli spot della Telecom; per aver partecipato a Scherzi a parte e a Sarabanda come valletta; e per aver tappezzato le copertine dei magazine di mezz’Italia (e poi dice che le riviste sono in crisi…); e per la sua storia con un fotografo con molti tatuaggi condannato a tre anni e mezzo in primo grado; bè già questo ci avvolge in una cupa depressione di fine anno. E qui, accortacciati nel dolore, ci si materializzano come nel Canto di Natale di Dickens gli spettri dei Natali.

C’è il Natale passato nei panni della compianta, splendida Alda Merini con quella sua faccia che era una ragnatela d’emozioni che ci racconta una poesia senza sorrisi di plastica, per nulla increspata da dittonghi argentini. C’è il Natale presente con le fattezze di Milena Gabanelli, bersagliata dalla casta della politica e dei poteri forti ma ancora rabbiosamente combattiva a colpi d’inchieste E c’è il Natale futuro, sotto le esili spoglie di Federica Migliardo, trentenne promessa della fisica, ricercatrice sconosciuta e pluripremiata, costretta a lavorare all’estero perché in patria non ha accesso a uno stipendio che non prenderebbe nemmeno la colf di Belen Rodriguez. Sono tutti lì, gli spettri, ritti come fusi davanti al nostro desk. E ci guardano, fissano in silenzio la nostra cattiva coscienza di cronisti; ci scrutano, colpevolmente, in tralice come fossimo un Ezebener Scrooge qualsiasi, mentre il mouse è costretto ad occuparsi di una signora che nella tv di trent’anni fa farebbe, probabilmente, la telefonista di Enzo Tortora a Portobello; al massimo la segretaria di Enza Sampò.

Diomio che miti inutili continuiamo a produrre. Non è che ce l’abbiamo con Belen che, tra l’altro è molto meglio di tutte le altre sgallettate che ingolfano la nostra tv. Ce l’abbiamo col sistema. Con un sistema che costringe una collega brava come Sabrina Bonalumi di Gente ad intervistarla, in un pezzo di mestiere peraltro strutturato e nient’affatto a tappetino. Sicchè, sfogliando Gente tra un sorriso Durbans e una foto che ne esalta forme e mistero (il mistero è perché se ne parli così tanto…), ecco Belen che afferma: “Fabri è la cosa più bella che mi sia capitata” ; “Con lui sto bene e credo in un futuro. E’ di una generosità, di una dolcezza, di un’intelligenza uniche”; “Vorrei la pelle chiara come Scarlett Johansson”. Perle di saggezza. Certo, l’intervista è bilanciata sulle origini umili della ragazza, sulla dura gavetta, sulla casa comprata ai genitori, due piani con piscina a Buenos Aires.

Ma, mentre leggiamo, ci viene in mente quel detto di Capote, “ogni uomo è una storia”, degna , come nelle novelle di Borges, d’essere raccontata. E –chissenefrega di Belen- ci immaginiamo, in questo squarcio di fine anno, come sarebbe se le parti fossero invertite. Se fosse la superdiva televisiva a prendere umilmente il microfono della cronista e a intervistare la Bonalumi, donna timida, d’una bellezza florida, con un curriculum scolastico importante. E anch’essa, probabilmente, con un fidanzato normale, che non spaccia banconote false, che non picchia i vigili urbani, che non viaggia in Suv risultando nullatenente al fisco. E anch’essa con una vita probabilmente devastata dalle eterne riunioni di redazione, dalle coliche per il nervosismo, dagl’inseguimenti di divetti, attorini e tronisti dall’educazione barbarica e dalla spocchia immensa. Una che si fa, pure lei, nel crepuscolo dell’anonimato, un mazzo così a cachet molto più bassi di quelli di Belen. Immaginatevi – per un attimo solo per un attimo- insomma che la gente normale potesse raccontare su Gente le sue storie soffocando l’intero star system nella sua micidiale mediocrità. Al momento della donna dell’anno scompariranno le tette e svetteranno le teste; e la scelta sarà sicuramente più selettiva…

Da Tgcom, 29.12.2009

 
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