Pubblico volentieri (un po’ fuori tempo massimo) le considerazioni di Francesco Specchia, punta di Libero. Il contenuto è di stretta attualità. Può Belen rappresentare degnamente il 2010? Ma soprattutto, Gente ha fatto una scelta azzeccata a piazzarla in copertina? E poi, lo stipendio delle giornaliste dovrebbe essere direttamente proporzionale alla taglia di reggiseno?
Sì, lo so. Sono frasi sconnesse. Mica sono Specchia, io.
Seguirà sondaggione. Appena LUI mi insegnerà a crearli.
E’ difficilissimo discettare del nulla, anche se è un nulla simpaticissimo, con le tette rifatte e un sex appeal indiscusso. Già affermare –come si dice in giro- che Belen Rodriguez è la “donna dell’anno” per solo fatto di aver girato gli spot della Telecom; per aver partecipato a Scherzi a parte e a Sarabanda come valletta; e per aver tappezzato le copertine dei magazine di mezz’Italia (e poi dice che le riviste sono in crisi…); e per la sua storia con un fotografo con molti tatuaggi condannato a tre anni e mezzo in primo grado; bè già questo ci avvolge in una cupa depressione di fine anno. E qui, accortacciati nel dolore, ci si materializzano come nel Canto di Natale di Dickens gli spettri dei Natali.
C’è il Natale passato nei panni della compianta, splendida Alda Merini con quella sua faccia che era una ragnatela d’emozioni che ci racconta una poesia senza sorrisi di plastica, per nulla increspata da dittonghi argentini. C’è il Natale presente con le fattezze di Milena Gabanelli, bersagliata dalla casta della politica e dei poteri forti ma ancora rabbiosamente combattiva a colpi d’inchieste E c’è il Natale futuro, sotto le esili spoglie di Federica Migliardo, trentenne promessa della fisica, ricercatrice sconosciuta e pluripremiata, costretta a lavorare all’estero perché in patria non ha accesso a uno stipendio che non prenderebbe nemmeno la colf di Belen Rodriguez. Sono tutti lì, gli spettri, ritti come fusi davanti al nostro desk. E ci guardano, fissano in silenzio la nostra cattiva coscienza di cronisti; ci scrutano, colpevolmente, in tralice come fossimo un Ezebener Scrooge qualsiasi, mentre il mouse è costretto ad occuparsi di una signora che nella tv di trent’anni fa farebbe, probabilmente, la telefonista di Enzo Tortora a Portobello; al massimo la segretaria di Enza Sampò.
Diomio che miti inutili continuiamo a produrre. Non è che ce l’abbiamo con Belen che, tra l’altro è molto meglio di tutte le altre sgallettate che ingolfano la nostra tv. Ce l’abbiamo col sistema. Con un sistema che costringe una collega brava come Sabrina Bonalumi di Gente ad intervistarla, in un pezzo di mestiere peraltro strutturato e nient’affatto a tappetino. Sicchè, sfogliando Gente tra un sorriso Durbans e una foto che ne esalta forme e mistero (il mistero è perché se ne parli così tanto…), ecco Belen che afferma: “Fabri è la cosa più bella che mi sia capitata” ; “Con lui sto bene e credo in un futuro. E’ di una generosità, di una dolcezza, di un’intelligenza uniche”; “Vorrei la pelle chiara come Scarlett Johansson”. Perle di saggezza. Certo, l’intervista è bilanciata sulle origini umili della ragazza, sulla dura gavetta, sulla casa comprata ai genitori, due piani con piscina a Buenos Aires.
Ma, mentre leggiamo, ci viene in mente quel detto di Capote, “ogni uomo è una storia”, degna , come nelle novelle di Borges, d’essere raccontata. E –chissenefrega di Belen- ci immaginiamo, in questo squarcio di fine anno, come sarebbe se le parti fossero invertite. Se fosse la superdiva televisiva a prendere umilmente il microfono della cronista e a intervistare la Bonalumi, donna timida, d’una bellezza florida, con un curriculum scolastico importante. E anch’essa, probabilmente, con un fidanzato normale, che non spaccia banconote false, che non picchia i vigili urbani, che non viaggia in Suv risultando nullatenente al fisco. E anch’essa con una vita probabilmente devastata dalle eterne riunioni di redazione, dalle coliche per il nervosismo, dagl’inseguimenti di divetti, attorini e tronisti dall’educazione barbarica e dalla spocchia immensa. Una che si fa, pure lei, nel crepuscolo dell’anonimato, un mazzo così a cachet molto più bassi di quelli di Belen. Immaginatevi – per un attimo solo per un attimo- insomma che la gente normale potesse raccontare su Gente le sue storie soffocando l’intero star system nella sua micidiale mediocrità. Al momento della donna dell’anno scompariranno le tette e svetteranno le teste; e la scelta sarà sicuramente più selettiva…
Da Tgcom, 29.12.2009
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